Nell’articolo di oggi voglio parlarvi di un qualcosa che ha migliorato molto diversi aspetti della mia vita lavorativa e privata: organizzare le informazioni in quello che viene definito il secondo cervello.
Organizzare le informazioni conta
Diversi anni fa Alex, un (ex) collega, mi aveva regalato un libro per Natale: Il tuo secondo cervello di Tiago Forte. In questo libro l’autore ci spiega un metodo che ha ideato per organizzare le informazioni in questo spazio digitale chiamato “secondo cervello”.
Leggendo questo libro mi sono reso conto che tutte le informazioni che fino ad allora gestivo erano sparse un po’ ovunque: alcuni appunti sulle note del telefono, altre informazioni su Google Drive, bookmarks sui vari browser e così via.
Quando cercavo un’informazione (o un qualcosa che avevo letto) il mio primo approccio era di cercare di “ricordarmi” il sito o la reference da cui avevo letto, per poi partire con una ricerca in Google. Un processo inefficiente che mi faceva perdere tempo e che spesso non mi riconduceva a quello che cercavo.
Il metodo PARA
prima di spiegarvi il mio “viaggio” nel costruirmi il mio second brain, mi voglio soffermare sulla struttura che ho scelto.
Esistono tantissimi modi per organizzare le informazioni e ci sono molti approcci famosi da cui partire (PARA, “file over app“, Zettelkasten, GTD, ..), sceglierne uno è sicuramente un punto di partenza.
Quello che distingue il metodo PARA dagli altri metodi è il fatto che si concentra nell’organizzare le informazioni secondo un concetto di “azionabilità”, suddiviso in 4 cartelle (le iniziali formano l’acronimo):
- (P) Progetti: qui andiamo a inserire tutte quelle note/attività che hanno una scadenza definita. Io non supero più di 5 elementi in questa cartella
- (A) Aree: qui gestiamo tutte quelle attività/note che non hanno una scadenza definita ma che ci accompagnano in questo momento della nostra vita. In questa directory io catturo le idee per articoli nuovi e scrivo le bozze
- (R) Risorse: questa è l’area dove storicizziamo le note e le informazioni a lungo termine. Io mantengo in questa cartella tutte le mie conoscenze attuali ed esperienze fatte, oppure informazioni che potrebbero tornarmi utili (es. informazioni sulla casa, codice RAL dei colori usati per la casa, ecc..)
- (A) Archivio: Tutto ciò che è obsoleto lo spostiamo qui. Io qui ci inserisco le note dei colloqui di lavoro fatti, le note di alcuni progetti su cui ho lavorato oppure appunti su tecnologie obsolete
Oltre a questo approccio nel libro si parla anche del metodo CODE, una metodologia per distillare le informazioni, scrivendo solamente l’essenziale.
Il primo passo per costruirmi il mio secondo cervello é stato quello di mettere da parte ogni idea di “modifica” a questo sistema e di utilizzarlo nel modo più rigoroso possibile: questo mi ha dato la possibilità di testare un metodo già consolidato, evitando frizioni che avrei potuto aggiungere con alcune modifiche.
Nel corso degli anni ovviamente qualche ritocco al metodo l’ho fatto, ma é un qualcosa che deve nascere con l’utilizzo quotidiano dello strumento.
Il mio primo secondo-cervello
I miei primi passi li ho fatti con One Note.
One Note era un software che già utilizzavo per prendere appunti durante le riunioni aziendali e quindi lo conoscevo già. Inoltre era gratuito e funzionava su qualsiasi piattaforma (Linux, Windows, Android, Mac): questo è un punto fondamentale per me, non mi sono mai “legato” ad uno specifico brand e lo strumento doveva necessariamente essere disponibile per più sistemi operativi.
Ho organizzato il mio secondo cervello per oltre un anno in questo tool Microsoft, anche se c’erano molti aspetti limitanti che ho cercato di ignorare, concentrandomi più sulla metodologia che sullo strumento.
I limiti di One Note
OneNote è un ottimo strumento per prendere appunti, ma non cosi efficace per costruirci un secondo cervello. Nella mia esperienza questi sono i limiti che ho riscontrato
Gerarchia
One Note ti permette di gestire massimo 3 livelli di organizzazione:
- Il primo livello è il quaderno
- Il secondo livello sono le sezioni (all’interno di un quaderno)
- Il terzo livello sono le pagine di una sezione (una pagina contiene la whiteboard delle note)
Questa organizzazione può andare bene per prendere appunti, ma per il second brain è sicuramente un limite importante: creare troppi livelli gerarchici è sbagliato di principio, ma averne troppo pochi mi ha limitato molto nell’organizzazione delle note. In linea di principio non supero mai i 6 livelli, considerando che ho così tanti livelli soprattutto nei miei appunti legati allo sviluppo e all’informatica.
20260316_Come ho adottato un second brain.png
Connessione tra le note
Quando si costruisce un secondo cervello è importante puntare molto alla connessione delle note. Anche su questo tema ci sono diverse filosofie, io cerco di mantenere le note il più piccole possibili e soprattutto cerco di mantenere un solo argomento per nota. In più, tutto ciò che si riferisce ad un altro ambito diventa un link ad una nota specifica. In questo modo le mie note (ora) sono dense di collegamenti con altre note.
Mantenere una nota monotematica mi permette inoltre di astrarla maggiormente da uno specifico contesto e di poterla linkare anche da altri appunti, indipendentemente dal contesto e dall’ambito.
Con One Note tutto questo era estremamente difficile e poco pratico ed il risultato erano che i collegamenti tra le note erano pochi e mal organizzati. Questo aspetto è “corretto” poichè l’organizzazione delle note in questo strumento è pensata per essere organizzata nei quaderni e nelle categorie, non c’è la flessibilità di creare una struttura libera.
Vendor lock-in
Questo aspetto è “trasparente” durante l’utilizzo delle note ma emerge prepotentemente durante la migrazione ad un altro strumento.
Migrare da One Note ad un altro strumento diventa complicato senza utilizzare tool di migrazione delle note, inoltre le note sono gestite con una sintassi html/xml non compatibile con il markdown.
Più note aggiungete in OneNote e più diventa difficile migrare ad un altro strumento senza dover ripassare tutte le note, sistemando le varie parti.
Durante la migrazione da OneNote al nuovo strumento (spoiler, Obsidian) ho dovuto scrivere un piccolo tool di sistemazione delle pagine, dopo averle importate sfruttando un plugin di Obsidian chiamato “Importer”
I lati positivi
Ovviamente c’è anche qualche lato positivo in questo strumento, sennò lo avrei abbandonato fin da subito! 😁
App gratuita con pochi limiti
Sembra banale e scontato, ma il fatto che sia gratuita (al netto di qualche piccola funzionalità disponibile solo con un piano Office365) ti permette di imparare e testare il metodo di organizzazione delle note, senza dover spendere in abbonamenti più o meno costosi.
Note spaziali
Una nota non è altro che uno spazio bianco, una whiteboard dove possiamo aggiungere dei fogli ed iniziare a scrivere. A differenza di un file in markdown, scrivere una nota in questo strumento ti permette di gestire lo spazio in maniera migliore, organizzando gli appunti visivamente.
⚠ Questo aspetto positivo diventa un problema da gestire nel momento in cui migriamo una nota da questo strumento ad un altro, in quanto l’organizzazione dei testi sulla whiteboard della nota si perde e l’ordine finale dei contenuti andrà poi rivisto manualmente
TODO Foto
Sync automatico
Anche questo è un aspetto da non sottovalutare. Io utilizzo il mio second brain da diversi dispositivi: dal telefono android fino ai pc Windows / Linux, avere le note sempre aggiornate e sincronizzate è un aspetto di fondamentale importanza.
Il sync di One Note funziona davvero bene ed è molto veloce.
Le alternative valutate
Prima di migrare verso Obsidian ho provato/testato diversi strumenti, facendomi guidare da questi criteri nella scelta dello strumento:
- Possibilmente gratuito
- Se piattaforma proprietaria deve essere facile migrare i dati
- Organizzazione libera dei dati
- Accesso da qualsiasi sistema operativo (Android-Linux-Windows-iOS)
- Collegamento facile sia a casa che in azienda
Gli strumenti che ho testato sono i seguenti:
Notion
- ❌ Possibilmente gratuito
- ❌ Se piattaforma proprietaria deve essere facile migrare i dati
- ✅ Organizzazione libera dei dati
- ✅ Accesso da qualsiasi sistema operativo (Android-Linux-Windows-iOS)
- ✅ Collegamento facile sia a casa che in azienda
Notion è una piattaforma incredibile ma l’ho esclusa perchè la migrazione da Notion ad un altro sistema non è sempre così facile e banale. Inoltre il piano base gratuito non mi permetteva di caricare file più grandi di 5MB e per me era un problema
Affine (self hosted)
- ✅ Possibilmente gratuito
- ❌ Se piattaforma proprietaria deve essere facile migrare i dati
- ✅ Organizzazione libera dei dati
- ✅ Accesso da qualsiasi sistema operativo (Android-Linux-Windows-iOS)
Avendo un Homelab a casa ho testato Affine PRO self hosted ed è stata una piacevole scoperta. Mi piaceva l’idea di avere i dati sotto il mio controllo.
I problemi più grandi con i quali mi sono scontrato sono stati: la difficoltà di collegarmi dal PC dell’ufficio all’istanza (avrei dovuto avere sempre una VPN attiva), difficoltà nel collegarmi dai miei dispositivi (se fuori casa avrei dovuto avere sempre una VPN attiva).
Infine anche in questo caso la migrazione verso altri sistemi sembrerebbe abbastanza difficile.
SiYuan
- ✅ Possibilmente gratuito
- ✅ Se piattaforma proprietaria deve essere facile migrare i dati
- ✅ Organizzazione libera dei dati
- ✅ Accesso da qualsiasi sistema operativo (Android-Linux-Windows-iOS)
La filosofia di questo strumento mi è piaciuta tantissimo e fino all’ultimo ha lottato contro Obsidian. Perchè ha vinto Obsidian? Lo scoprirete continuando la lettura! 😁
Obsidian, il mio secondo secondo-cervello
- ✅ Possibilmente gratuito
- ✅ Se piattaforma proprietaria deve essere facile migrare i dati
- ✅ Organizzazione libera dei dati
- ✅ Accesso da qualsiasi sistema operativo (Android-Linux-Windows-iOS)
Ho scelto Obsidian per diversi motivi:
- Mi piaceva l’idea che i file fossero in markdown e se un domani volessi cambiare strumento ecco che la strada per farlo sarebbe molto più semplice
- Sono uno sviluppatore e potrei scrivere in futuro plugin custom in base alle mie esigenze
- Posso gestirmi in autonomia il backup dei dati, in alternativa posso appoggiarmi al sync di obsidian.
Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo sto usando Obsidian da quasi un mese, troppo poco per raccontarvi consigli o plugin preferiti, ho bisogno di sperimentare ancora. Rimanderò questo punto ad un articolo futuro
Tempo di migrazione
Ci ho impiegato quasi 2 settimane per migrare tutte le note e riorganizzarle, inoltre ho scritte un piccolo tool con Claude Code per correggere alcuni problemi di formattazione ed il formato di alcuni titoli.
Conclusioni
In questo articolo ho voluto riassumere il mio viaggio nel dotarmi un second brain.
Lo abbandonerei? Assolutamente no.
Avere un secondo brain rimane (per me) fondamentale, anche in un mondo dominato dall’AI, dove si ha la risposta (quasi) certa ad ogni domanda che ci viene in mente. Per me, il mio second brain, è un luogo dove trovare elementi ed esperienze che ho testato, vissuto e appreso, un porto sicuro dove andare senza nessuna remora riguardo alla veridicità del contenuto.
Se potessi tornare indietro ai tempi delle superiori, uno dei più grandi consigli che mi darei sarebbe quello di iniziare a costruire un second brain!